In comune a Milano

MilanoNel 2013 ho accettato la sfida del bilancio di una grande città.

Oggi i Comuni vivono un momento difficilissimo.
Ogni giorno devono garantire servizi, strade pulite, asili, rispondere a nuove emergenze sociali senza avere risorse adeguate e non sono più in condizione di programmare con tempi e modi ragionevoli. Tutto è segnato dall’emergenza, dalla precarietà, dal rinvio.

Appena sono arrivata, il bilancio di Milano aveva un disavanzo di quasi 500 milioni.
Un disavanzo pesante dovuto al fatto che dal 2013 non è più possibile usare le vendite dei beni comunali per pareggiare i conti, strumento al quale le città con grande patrimonio in passato hanno fatto costantemente ricorso.

Oltre a questo c’è stato un vero e proprio crollo dei trasferimenti statali che si è accompagnato a responsabilità crescenti.

In questo contesto complicato riportare in bilancio in equilibrio è stato l’impegno notevole con cui mi sono confrontata mese dopo mese.

Alle città spetta garantire politiche fondamentali, a partire da quelle sociali.
In Italia le politiche inclusive sono integralmente rimesse alla responsabilità dei Comuni. I Comuni assicurano l’integrazione al minimo vitale per agli anziani, per gli adulti in difficoltà. Senza i Comuni asili, scuole, trasporti si fermerebbero e la nostra vita sarebbe molto più difficile.

Oggi lavorare sul bilancio di un Comune significa intervenire ogni giorno sulla vita quotidiana di una città scontrandosi ogni mattina con l’incertezza, i tagli, le risposte mancate, la disattenzione.
Mi capita di chiedermi perché credo in questo ruolo di Assessore al Bilancio. La risposta è perché mi ripaga ancora la chiarezza dei numeri.
Sui numeri l’eco spesso inutile delle parole fortunatamente si spegne e la realtà è sempre chiara e senza ombre.