Il programma
"Ecco i punti principali del mio programma sui quali mi impegnerò se sarò eletta: al centro le persone, i cittadini europei, i diritti e le libertà fondamentali di chi abita l'Europa. Ma anche tematiche più tecniche, come l'equità fiscale e i mercati finanziari, che pure ci toccano molto da vicino, e temi che riguardano più in particolare la mia regione".
- 1. Un'Europa di diritti veri e non di dichiarazioni di diritti a cominciare dal diritto a non perdere la propria abitazione
- 2. L'Europa della libertà: il reddito minimo europeo
- 3. Più tutela per gli interessi dei cittadini in Europa attraverso gli enti locali
- 4. Un fisco europeo equo con un tetto massimo di pressione fiscale e regole di trasparenza
- 5. Un mercato finanziario sicuro attraverso un sistema unico di vigilanza
- 6. Stop alle falle del sistema doganale europeo
- 7. Più risorse e poteri per i grandi Porti: il sistema Liguria
1. Un'Europa di diritti veri e non di dichiarazioni di diritti a cominciare dal diritto a non perdere la propria abitazione
Il modello comunitario deve espandersi oltre i confini dell'economia ed esprimere veri diritti.
Diritti delle persone non degli Stati.
Devono sentirsi cittadini europei milioni di persone e non 27 Stati.
Viviamo in un periodo di grandi incertezze e tutti abbiamo urgenza di un'Europa diversa, che si prenda cura di noi. Che ci faccia non vedere, ma toccare un futuro diverso. Un'Europa coraggiosa. Un'Europa che abbia finalmente la forza di aprirsi per essere un punto di vista sul mondo.
Per questo è necessario che si apra una grande fase di costruzione di diritti veri, a cominciare dal diritto ad essere protetti nei momenti di difficoltà della vita.
La perdita della casa destabilizza completamente una famiglia. La casa in cui si vive dovrebbe essere considerata intoccabile come il reddito minimo vitale.
La costruzione di diritti veri europei dovrebbe cominciare proprio da qui, da uno dei diritti basilari: non vedersi pignorata la casa di abitazione.
2. L'Europa della libertà: il reddito minimo europeo
La crisi del 2008 ha dimostrato che il mercato non è un'istituzione autosufficiente e perfetta.
Le più grandi banche e imprese del mondo sono state salvate dall'intervento pubblico e le possibilità di ripresa sono oggi strettamente condizionate dall'esistenza di politiche sociali all'interno degli Stati colpiti.
Per uscire dalla crisi è necessario lavorare non solo per porre regole più trasparenti nel mercato ma anche per un sistema sociale europeo.
Non c'è vera libertà senza un sistema che sappia proteggere le persone dal rischio che i momenti di crisi personale o economica spazzino via quello che si è costruito in anni di sacrifici e di fatica.
I momenti di maggiore fragilità sono quelli di transizione: il passaggio dalla scuola al lavoro, la perdita del lavoro e la ricerca di un'altra occupazione, la necessità di un nuovo lavoro perché cambiano la vita e le sue esigenze.
L'Europa deve iniziare ad essere più reale e vicina ai suoi cittadini e introdurre un sistema di integrazione del reddito minimo.
Chi si trova improvvisamente senza mezzi adeguati deve poter contare su un sistema di integrazione del reddito che lo metta in condizione di vivere dignitosamente e di cercare un lavoro.
3. Più tutela per gli interessi dei cittadini in Europa attraverso gli enti locali
Gli enti locali sono le amministrazioni più vicine, anche fisicamente, ai cittadini ma non hanno nessun potere in Europa.
E’ una grave lacuna.
Se gli enti locali, penso ai Comuni e alle Regioni, fossero riconosciuti in Europa, tante politiche strategiche, come quelle sull'occupazione, la scuola, le infrastrutture, potrebbero essere più efficaci e più giuste.
Ma penso anche ai fondi comunitari: gli enti locali potrebbero svolgere un ruolo determinante per una più equa redistribuzione dei fondi europei.
Penso che sia necessario riconoscere agli enti locali un ruolo attivo nella formazione delle leggi comunitarie, come per esempio quelle che disciplinano direttamente attività e realtà territoriali, così da assicurare più tutela agli interessi dei cittadini.
Gli enti locali dovrebbero partecipare direttamente e alla fonte anche alla ripartizione dei fondi comunitari.
4. Un fisco europeo equo con un tetto massimo di pressione fiscale e regole di trasparenza
La pressione fiscale incide fortemente sullo sviluppo.
Oggi la tassazione sul reddito dei cittadini e delle imprese non ha un tetto massimo comunitario.
Per sostenere lo sviluppo e rendere più attrattiva l'Europa per gli investitori si dovrebbe creare un tetto europeo massimo di pressione fiscale sulle persone e sulle imprese.
Questo tetto costituirebbe anche una clausola di salvaguardia per le imprese che vogliono investire in Europa.
Ma un fisco equo è anche un fisco che si rapporta ai cittadini in condizioni di parità e con semplicità.
L'Europa dovrebbe varare uno Statuto dei diritti del contribuente, una carta dei diritti fondamentali dei cittadini verso il Fisco come il diritto ad atti chiari e motivati e a leggi semplici.
5. Un mercato finanziario sicuro attraverso un sistema unico di vigilanza
I gravi tracolli finanziari degli ultimi tempi hanno reso evidente che manca un efficiente sistema di controlli.
La ragione è semplice: la delicata attività di controllo dei mercati finanziari è frammentata tra i singoli Paesi con livelli di efficienza non omogenei.
Alcuni Paesi svolgono controlli severi mentre alti molto meno. Queste differenze vanificano gli sforzi fatti dai Paesi più attenti perchè creano spazi per attività scorrette che possono danneggiare cittadini e imprese di altri Stati.
Per un mercato finanziario sicuro per i cittadini e per le imprese è necessario un sistema europeo unico di vigilanza e di controllo dei mercati finanziari.
6. Stop alle falle del sistema doganale europeo
La sicurezza dei consumatori e delle imprese rende necessario un sistema sicuro e omogeneo di controlli doganali.
Per questo è necessario adottare quanto prima linee guida uniformi a livello comunitario, prevedendo uno standard minimo di controlli rispetto al quale ogni Paese dovrebbe impegnarsi per evitare che dogane europee meno severe siano facili varchi per merci non sicure per i cittadini e che, in più, fanno concorrenza sleale alle imprese corrette.
7. Più poteri e risorse per i grandi Porti: il sistema Liguria
I grandi porti europei sono dei veri e propri sistemi economici.
Questa condizione ha fatto sì che alcuni Paesi europei abbiano riconosciuto uno status particolare ai grandi porti assimilabile a quello di un'amministrazione locale.
Perché il sistema ligure dei porti sia veramente competitivo è necessario applicare speciali misure che riconoscano a queste infrastrutture strategiche gli strumenti necessari per operare nelle condizioni migliori riconoscendo loro un livello di risorse e di autonomia speciali.


